
DIY FREAK CLOTHING IS AN INDIPENDENT LABEL OF CLOTHING & ACCESSORIES HANDMADE SINCE 2004.
ALL MY MODELS ARE MADE WITH LOVE AND PASSION , CURED IN EVERY PARTICULAR, DIY FREAK CLOTHING
IS AGAINST THE USE OF ANIMAL FUR & SKIN , I USE ONLY SINTETIC FURS AND SKINS,HIGH QUALITY
FABRICS AND MATERIALS!
ABOUT ME
BEHIND THE DIY FREAK CLOTHING THERE IS MICHELA GIULIA AKA MIKELINA, 23 YEARS OLD, BORN IN MILANACTUALLY I LIVE IN BERLIN WHERE I WORK ON MY CLOTHING'S LABEL.

DIY FREAK CLOTHING DAL 2004 E' UN ETICHIETTA INDIPENDENTE DI VESTITI E ACCESSORI CREATI ARTIGIANALMENTE .
DIY FREAK CLOTHING E' CONTRO L 'USO DI PELLICCIE E PELLI ANIMALI!!! I MIEI CAPI SONO CREATI RIGOROSAMENTE USANDO PELLICCIE E PELLE SINTETICHE , STOFFE & MATERIALI DI OTTIMA QUALITA'!
TUTTI I MODELLI SON REALIZZATI CON AMORE E PASSIONE , TAGLIATI E CUCITI DA ME PERSONALMENTE NEL MIO LABORATORIO, CURATI IN OGNI PARTICOLARE.
ABOUT ME
DIETRO LA DIY FREAK CLOTHING C'E MICHELA GIULIA IN ARTE MIKELINA ,23 ENNE ,MILANESE ALL'ANAGRAFE ATTUALMENTE VIVO A BERLINO, DOVE MI OCCUPO DELLA MIA ETICHETTA.
PRESS
INSERTO QUEER ALLEGATO A LIBERAZIONE DEL 22 GIUGNO 2007....
L'autoproduzione di magliette, toppe, spille, oggetti per se stessi e per il proprio corpo, è arrivata in un secondo tempo nel mondo punk del Do it yourself, ma è stata anche uno dei punti di forza dell'estetica e dell'etica di questo mondo.
Indagare in questo campo a decenni dal suo avvento a un primo sguardo non sembra impresa facile. I primi luoghi dove iniziare la ricerca sono ovviamente i centri sociali, luoghi e movimenti che per lungo tempo sono stati culle privilegiate delle autoproduzioni. Partendo per comodità d'indagine da Roma, il primo luogo da esplorare è il Forte Prenestino. Qui è attiva da anni una serigrafia in cui ora lavora il progetto 0 Stile . I ragazzi che lo animano lavorano a supporto di campagne politiche, elaborano messaggi che trasformano in immagini e che poi serigrafano su abiti comprati ai mercatini dell'usato e riportati a nuova vita grazie anche a un abile lavoro di sartoria. Se si chiede, però, loro di indicarci altre situazioni che lavorano nel loro stesso modo, sono i primi a dire che questo universo, un tempo così attivo, sembra vivere un momento di stallo. E' vero, se si limita il campo della ricerca a situazioni che lavorano per l'autofinanziamento di progetti collettivi.
Basta, infatti, fare un giro durante le iniziative dei centri sociali per notare banchetti che propongono capi di abbigliamento e accessori autoprodotti. Si spalancano così le porte di un mondo in cui è facile perdersi. C'è chi è alle prime armi come la marchigiana Pinupple che propone coloratissimi vestiti e borse in pelliccia sintetica e che, da sola alle prese con macchina da cucire e mercatini in cui cerca stoffe particolari, vende nei mercatini stessi.
Chi, come Mikelina, ha fondato un'etichetta, la Diy Freak Clothing (myspace.com/mikelina) e dalla Germania, grazie a sito e myspace, si è organizzata per vendere le sue creazioni anche qui in Italia.
Basta questo minimo excursus per capire come nel campo delle autoproduzioni legate alla sartoria si sia consumato un cambiamento di obiettivo. Produrre da sé non è solo proporre un modo di vestire differente dalla moda, è anche la possibilità di sopravvivere economicamente facendo quello che si ama, senza per forza lasciarsi stritolare dalle leggi del mercato. E questo è un aspetto eminentemente politico. Ma la distribuzione, il più grande scoglio su cui si è infranta l'autoproduzione vecchia maniera, è sicuramente l'ostacolo più grande anche per questa nuova generazione di veri e propri artigiani. Ma a Milano c'è anche L'isola della moda , negozio nato proprio per essere vetrina delle creazioni di chi lavora seguendo principi etici nella scelta dei materiali e sempre seguendo il principio dell'autoproduzione. Sempre a Milano è attivo il progetto di metabrand di Serpica Naro che, con il suo style lab online, si propone come punto di riferimento per «tutti quelli che sognano un diverso approccio alla produzione di ciò che indossiamo, libero dallo sfruttamento e indipendente dalle logiche dei grandi marchi». E' possibile così partecipare alla community e mettere in rete le proprie creazioni.